
Il GSE avrebbe accertato tale irregolarità in seguito ai sopralluoghi effettuati nel 2017, il cui procedimento amministrativo si è concluso solo nel 2023, quando il provvedimento conclusivo di rideterminazione della tariffa è stato trasmesso al Comune. In pratica il Gestore dei servizi energetici sostiene che i tre campi, al momento della loro realizzazione, avrebbero dovuto essere censiti come un solo campo di potenza pari a 3 MW e non come tre di potenza di 1 MW ciascuno. Questo presunto illecito avrebbe consentito al Comune di ricevere maggiori introiti rispetto a quanto previsto per un unico impianto di potenza pari a 3 MW. Se prevarrà la tesi del GSE, il Comune dovrà restituire il sovrappiù di incentivazione ottenuto in passato – pari a circa 1.200.000 euro. Tale cifra, se pagata in una unica soluzione, rischierebbe di portare il Comune, già provato da bilanci difficili, in disavanzo finanziario. Inoltre il Comune vedrebbe d’ora in avanti ridotto di circa 100.000 euro l’anno, l’incentivo per l’energia prodotta dagli impianti, sino alla fine del periodo di incentivazione (2031).
«Ribadisco che l’attuale Amministrazione comunale e gli uffici che vi operano – ha dichiarato il sindaco di San Felice Michele Goldoni – erano del tutto all’oscuro, perché il procedimento amministrativo è stato avviato e i conseguenti sopralluoghi sono avvenuti nel 2017, quando noi non c’eravamo, e di questo non ci è stata trasmessa alcuna memoria storica. Ci siamo comunque subito attivati e siamo fiduciosi nel ricorso presentato al Tar e nelle argomentazioni con le quali lo hanno sostenuto i nostri legali. Nel caso però l’esito fosse per noi negativo, saremmo costretti a una trattativa extragiudiziale con il GSE per diluire nel tempo l’importo da restituire da parte del Comune».

