Guerra, Bargi (Lega): “Ceramiche, è allarme rosso produzione: scorte materie prime per 1-2 mesi”



“Rischiano di essere pesantissime le ripercussioni del conflitto in Ucraina sul distretto ceramico modenese: da una rilevazione di Confindustria Ceramiche del 22 febbraio scorso emerge infatti che le aziende importatrici di materie prime hanno scorte stoccate necessarie per la produzione non superiore a 1-2 mesi”.

Il consigliere regionale della Lega, Stefano Bargi, rilancia l’allarme sui rischi per il territorio produttivo modenese connessi alle dure sanzioni e all’embargo applicato alle repubbliche separatiste.

“Si tratta di materie prime non sostituibili, pertanto, in caso di interruzione delle forniture si presenterebbe pertanto un rischio oggettivo di arresto delle produzioni – spiega il consigliere. – Le aziende industriali produttrici di piastrelle di ceramica in Italia sono 133, con un totale di 18.747 occupati diretti, se si considera anche la filiera (colorifici, smalti, macchinari, …) gli occupati diretti salgono a 35.000; numero che almeno si raddoppia considerando l’indotto. Nel 2021 il solo settore piastrelle ha prodotto circa 430 milioni di metri quadrati, pari ad un fatturato di 6,2 miliardi di euro”.

Dall’Ucraina nel 2021 sono stati importati in Italia 2 milioni di tonnellate di argilla ed oltre 100 mila tonnellate di caolino.

“E’ chiaro il valore strategico delle importazioni di argille dall’Ucraina per l’industria ceramica europea ed italiana. Tuttavia i principali siti di estrazione di materie prime di interesse per il settore sono localizzati nella regione del Donbass, in particolare nella Provincia di Donetsk. È però evidente come la chiusura dei rapporti con la Russia, e il rischio che un’estensione delle aree interessate da scontri o eventuali azioni che compromettano la funzionalità delle infrastrutture ferroviarie, potrebbero portare a gravi criticità di approvvigionamento”.

“Per l’Italia la continuità di tali forniture è essenziale per garantire l’attività delle imprese ceramiche e l’occupazione che esse assicurano sia direttamente (35.000 addetti nella filiera) che nell’indotto nei distretti produttivi e logistici in particolare nell’Emilia-Romagna (Sassuolo, Imola-Faenza, Ravenna). Vien da sé che priorità assoluta in questo momento sia il raggiungimento della pace: per salvare vite, ristabilire l’armonia e anche salvaguardare le nostre attività economiche” conclude Bargi.