mercoledì, 13 Maggio 2026
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Altra tragedia al Sant’Anna di Modena, detenuto trovato privo di vita



Nuovo suicidio in carcere a Modena. Si tratta di un detenuto di 44 anni, italiano e originario di Pavullo, che era in attesa del processo d’appello.

Il penitenziario Sant’Anna “detiene purtroppo il drammatico primato del più alto tasso di suicidi degli ultimi tre anni”, ricordano i parlamentari modenesi dem Stefano Vaccari, Enza Rando e Maria Cecilia Guerra parlano di “situazione grave e ormai insostenibile, che meriterebbe un’attenzione istituzionale costante e concreta, ma che continua invece a essere colpevolmente trascurata. Anziché continuare a introdurre nuove fattispecie di reato per inseguire una propaganda securitaria di corto respiro, il ministro Nordio – incalzano i parlamentari Pd- avrebbe dovuto impegnarsi seriamente per affrontare il degrado in cui versano le carceri italiane. Strutture fatiscenti, sovraffollamento cronico, condizioni di vita indegne e carenza di personale tecnico e qualificato sono le criticità più evidenti, che ricadono pesantemente non solo sulle persone detenute, ma anche sugli agenti di polizia penitenziaria e sugli operatori del sistema carcerario”.

Quindi, proseguono i dem, se “è giusto e doveroso garantire la certezza della pena e l’esecuzione delle condanne”, il carcere, come stabilisce la Costituzione, “deve anche offrire percorsi di recupero, formazione e reinserimento sociale, tutelando sempre la dignità della persona umana”. Aggiungono i parlamentari sulla situazione del Sant’Anna in particolare: “Per quanto abbiamo potuto constatare direttamente durante le visite effettuate nel carcere Sant’Anna, queste condizioni oggi non sono garantite, a causa di criticità strutturali e organizzative ancora irrisolte. Torneremo presto nell’istituto modenese per verificare quali misure siano state adottate”. Nel frattempo, “continueremo a incalzare il Governo e il ministro Nordio in Parlamento, affinché escano da un torpore che rischia di compromettere gli interessi generali del Paese”, concludono Vaccari, Rando e Guerra.