La Torre di Monte Castello restituita alla comunità



“E’ una struttura interessante, che ha ancora l’impianto originale dell’epoca matildica, una delle poche tra le strutture di quell’epoca che non sono poi state modificate in residenze rinascimentali”. Così l’archeologo Nicola Mancassola, che per la Soprintendenza alle belle Arti ha redatto la relazione sull’intervento eseguito, è intervenuto in occasione dell’inaugurazione della Torre di Monte Castello, inaugurata questa mattina dopo che nei mesi scorsi i lavori sono stati conclusi, e il monumento ora è ben visibile anche dal centro del paese grazie al diradamento della pineta circostante e l’illuminazione serale che la mette in risalto. “Siamo davvero molto felici dei risultati di questo intervento – ha detto l’Assessore al Turismo e all’Ambiente di Castelnovo, Chiara Borghi – perché restituisce un elemento identitario al paese, una testimonianza dell’epoca matildica che fino ad ora conoscevano solo gli abitanti del paese e non era percepibile da tutti. Ringrazio chi in questi anni ci ha sollecitato per recuperare questa struttura, chi ha progettato l’intervento e soprattutto chi lo ha eseguito, perché non è stato semplice: anche solo portare i materiali sulla cima di Monte Castello era una sfida non semplice”.

Lo ha confermato Corrado Caselli dell’impresa De Angeli Costruzioni, specializzata in restauro di edifici storici: “La torre presenta le testimonianze di diversi interventi riparativi, effettuati con malte diverse: la parte più bassa con malte tipiche dell’epoca matildica, altre più in alto di epoca rinascimentale, e in cima interventi ancora più tardi. La nostra modalità di lavoro è stata rifare tutte queste malte sul posto con gli stessi materiali di allora. La pietra per la costruzione della torre invece, abbiamo appurato che proviene dalle cave di Rosano”.

Castelnovo né Monti si colloca in una porzione di montagna di grande rilievo nei collegamenti tra i versanti settentrionali e meridionali degli Appennini. In virtù di questa posizione strategica, in età tardo antica venne costruito un castrum sulla Pietra di Bismantova.
Nel X secolo i fines di Bismantova furono oggetto dell’attenzione dei Canossa, come testimonia il fatto che alcuni vassalli di Bonifacio provenissero da Bismatova. La presenza canossana si rafforzò ulteriormente con Matilde, quando la pieve di Campiliola fu affidata all’arciprete Frogerio, una delle figure di spicco del suo entourage.
Probabilmente in questa epoca, nel duro scontro tra Papato e Impero, o forse ancor prima nel periodo di affermazione di Bonifacio, si deve collocare la costruzione di un nuovo castello (il castrum novum per distinguerlo dal castrum vetus sulla Pietra di Bismantova), non lontano dalla pieve di Campiliola, lungo l’asse viario che portava al passo del Cerreto.
Rimasto a lungo in mano al monastero di Sant’Apollonio il castello alla metà del Duecento fu conteso da diverse famiglie attive nella montagna reggiana, tra cui i Fogliani e i Da Canossa.
Agli inizi del Quattrocento l’intera area passò sotto il controllo degli Estensi e la Rocca perse di importanza. Il castello dovette rimanere comunque in uso fino alla metà del Cinquecento, quando nel 1561 il duca Alfonso II diede agli abitanti di Castelnovo la possibilità di recuperare dalla fortificazione i materiali da costruzione dalle strutture dismesse. Da questo atto si evince la presenza di un palatium magno, una casa un tempo utilizzata come carcere, un magazzino, quattro cisterne e due torri, una più piccola circolare e una più grande detta la torre granda.
Dell’antico impianto medievale oggi rimane solo la torre principale a pianta quadrata, di cui si conservano in elevato due piani. Altri resti del castrum sono ancora visibili in più punti del pianoro sommitale, sebbene la pineta, impiantata tra gli anni Trenta e Quaranta del Novecento, non ne faciliti la comprensione. Tra questi si segnala, all’estremità meridionale, una struttura circolare (la torre circolare menzionata nel documento del 1561) rasata fino al piano di calpestio attuale, e sul versante orientale un tratto della cinta muraria addossata alla quale si appoggia un edificio di forma rettangolare interpretabile come una cisterna di raccolta delle acque piovane.
Queste zone sono state oggetto di scavi archeologici nel 2010 – 2011. Nel 2021 sono state condotte attività di svuotamento all’interno della torre principale, dove si era accumulato materiale di crollo. Questa attività è stata la base per l’intervento di restauro che si è posto come obiettivo quello di recuperare la torre tramite consolidamento e messa in sicurezza della stessa.