
“È bene precisare – spiega il direttore – che ci troviamo dinnanzi a un percorso che, per quanto relativamente pianeggiante, non deriva da libero calpestio, ma si stratta di una ex tratta industriale che serviva a garantire l’accesso ai manufatti dei proprietari e gestori che, quindi, hanno una responsabilità maggiore a riguardo. Essendo il percorso caratterizzato da versanti scoscesi e dalla presenza di barriere di protezione da una parte e la scarpata di roccia dall’altra, la fruizione contemporanea di famiglie a piedi e utenti in bicicletta potrebbe creare situazioni di pericolo pur a fronte delle opere di messa in sicurezza attuate in questi mesi dal Parco nazionale. Sono questi stessi motivi a tutela della incolumità delle persone che, per altro, ci impongono di chiudere il sentiero durante la stagione invernale quando la caduta massi e la possibilità di neve e ghiaccio sono più elevate”.
Nessun problema, però, a chi vuole cogliere la maestosità di questi luoghi in bici. “Infatti – aggiunge Vignali – da Tarlanda a Presa Alta di Ligonchio è a disposizione una ulteriore strada parallela di particolare bellezza. È importante mantenere una varietà di opzioni per le persone di tutte le età e livelli di abilità. Nel nostro Parco sono disponibili 400 km di sentieri. Le uniche chiusure, a tutela delle incolumità delle persone, sono alla Pietra di Bismantova, sentieri particolarmente battuti e affollati, e i 2,5 km della Decauville Ligonchio. Le bici, pertanto, possono percorrere tutti gli altri sentieri”.

