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Prostituzione e centri massaggi, a Modena “al lavoro con nuove strategie d’azione”



“L’Amministrazione comunale ribadisce la massima fermezza nel monitorare il territorio per prevenire e scoraggiare qualsiasi pratica lesiva dei diritti umani, operando attivamente per non lasciare zone d’ombra nel contrasto allo sfruttamento. Stiamo lavorando all’implementazione di nuove strategie d’azione: l’obiettivo è sperimentare approcci innovativi e culturalmente mirati per rafforzare l’efficacia del primo contatto e favorire un aggancio stabile e significativo, superando le barriere comunicative e relazionali finora riscontrate”.

Lo ha spiegato l’assessora a Sicurezza urbana integrata, Polizia locale e Coesione sociale Alessandra Camporota, nel Consiglio comunale di lunedì 8 giugno, rispondendo a un’interrogazione sul contrasto alla prostituzione nel territorio modenese, con un focus sui controlli sui centri massaggi, presentata da Andrea Mazzi di Modena in ascolto. Il consigliere chiedeva, nel dettaglio, quanti centri massaggi siano attualmente attivi nel territorio del Comune di Modena; eventuali controlli da parte della Polizia locale; se nel corso dei controlli sia emerso che in alcuni centri si svolgesse attività prostitutiva e “quali azioni siano state messe in atto in questi casi, tra cui l’individuazione di percorsi per il reinserimento delle donne sfruttate”.

“In Italia, quando si parla di centro massaggi, è necessario distinguere tra centro estetico, studio di massaggio olistico e studio di massoterapia – ha spiegato Camporota – I requisiti richiesti, propedeutici all’apertura, variano in base all’inquadramento scelto: i massaggi orientati a migliorare l’estetica del corpo, svolti in attività di estetista, richiedono l’invio di una Scia al Suap; al contrario, se si tratta di massaggi per i quali occorre un’abilitazione di tipo para-medico, la richiesta di autorizzazione viene inviata al front-office del Suap che la trasmette al servizio Welfare e salute. Ai nostri uffici, quindi, non arrivano patiche relative ai centri massaggi, ma le richieste sono distinte come indicato in precedenza. Ad ogni modo, ad oggi, sul territorio modenese risultano aperte 144 attività di estetista. Allo stato attuale, la Polizia locale non sta svolgendo attività specifiche sui centri massaggi in quanto non risultano segnalazioni specifiche. Resta fervida l’attività di controllo presso centri estetici, acconciatori e tatuatori, tant’è che da gennaio ad oggi sono stati effettuati 13 controlli ed elevati 6 verbali per violazioni varie, tra cui l’assenza del responsabile tecnico in loco e mancato rispetto del regolamento di igiene”, ha detto l’assessora.

Camporota ha poi spiegato come, tramite il progetto regionale “Oltre la strada – Invisibile”, viene svolta un’attività di contatto delle persone che esercitano al chiuso, utilizzando telefonate e monitorando costantemente gli annunci, al fine di fornire informazioni rispetto alla prevenzione sanitaria, alla sicurezza e alle possibilità di sostegno e presa in carico in caso di emersione da tratta e sfruttamento: “Nel corso degli anni, il progetto ha costantemente lavorato per intercettare e comprendere questa specifica casistica, considerata particolarmente complessa e sfuggente. L’attenzione verso tale segmento si inserisce in un percorso di monitoraggio e osservazione consolidato nel tempo”, le sue parole.

Per quanto riguarda l’evoluzione recente del fenomeno e le strategie di aggancio sociale, “negli ultimi sei mesi il nostro monitoraggio sistematico dei portali mappati ha rilevato un sensibile incremento degli annunci riferiti a donne asiatiche. Questo dato, pur non consentendo allo stato attuale un collegamento diretto e documentato con i centri massaggi, rappresenta un indicatore significativo che conferma la necessità di approfondire ulteriormente l’analisi del fenomeno. L’esperienza maturata negli anni ci ha infatti insegnato che tali variazioni nei canali online possono anticipare trasformazioni più strutturate nelle modalità di organizzazione e visibilità dello sfruttamento. Dalle attività di contatto telefonico e di outreach svolte con continuità emerge tuttavia una persistente difficoltà nell’aggancio di questo target: nonostante l’impegno costante del servizio nelle chiamate mensili e nelle azioni di primo contatto, solo una minima parte delle interlocuzioni si traduce in accompagnamenti ai servizi sanitari o in accessi strutturati alla rete territoriale”, ha spiegato l’assessora.

“A nostro parere, la difficoltà di aggancio non è legata a una carenza di intervento, bensì alle caratteristiche peculiari del target: barriere linguistiche e culturali, elevato controllo da parte di terzi, forte isolamento sociale e diffidenza nei confronti dei servizi. Proprio per questo motivo, il servizio ha progressivamente affinato nel tempo strumenti, modalità comunicative e strategie di avvicinamento, nella consapevolezza che l’aggancio stabile richiede tempi lunghi e un investimento relazionale costante”, ha concluso l’assessora Camporota.